LA ZONA MORTA #9 – L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI UN ESSERE.

Alla fine mi è toccato tirarlo fuori. Niente ricerca della Zona Morta oggi. Il pezzo che state leggendo era in parte pronto da tempo. Perchè certe sensazioni le devi tenere da parte finchè non si trasformano in certezze, e allora è bene che vengano messe per iscritto, nero su bianco, a futura memoria. Quello che state leggendo è il semplice frutto di discussioni, analisi e previsioni azzardate un paio di mesi fa. In particolare sento il dovere di ringraziare un nostro fondatore del blog, che aveva provato a mettere insieme i pezzi del puzzle a suo tempo, prendendoci in pieno! Ma, giustamente, era rimasto scettico sull’esito. Perchè con questo calcio, di applicazione “corretta” delle regole se ne vede ben poca. Basti pensare alla Salernitana, ed al fatto che può aver certamente conquistato la A sul campo, ma il contesto ed il modo in cui l’ha fatto era da esclusione! Eppure si trova lì, in barba proprio alle regole. E allora? E allora la notizia di ieri sera arriva in maniera molto particolare. Intanto esce tardissimo, e questo fa pensare che fino alla fine non si “voleva” arrivare a questo. Ma evidentemente non si poteva negare.

Al momento la situazione dice che il Chievo è fuori, e noi forse siamo tornati in B. E dico forse. Perchè – come detto – con questo calcio intrallazzato, fasullo, pieno di lobby e correzioni in corsa tutto è possibile! Intanto vi chiarisco una cosa, se verrà escluso il Chievo, noi saremo ripescati. Non è una suggestione, è stato stabilito da tempo. Non ci sono alternative o modifiche possibili. Già con il caso della Salernitana lo chiarì nientepopodimeno che Galliani, dicendo che da regolamento in B tornavamo noi con l’eventuale scomparsa della Salernitana. E se lo dice lui, possiamo esserne certi!

Ma facciamo un passo indietro, da dove nasceva quella sensazione? Da una dichiarazione che avrete letto e sentito tutti, fatta mesi fa dal Presidente della Reggiana. E cosa diceva? Che era IMPORTANTE arrivare quartultimi. Perchè? Perchè evidentemente qualcosa era trapelato. E, siamo sinceri, questa storia del Chievo non è nata adesso e per caso. Si sa da ANNI della problematica economica, della massa debitoria consistente (si parla di più di 50 milioni) e del fatto che era già stato “graziato” un paio di volte. Una volta anche con una promozione a danno del Crotone. Evidentemente siamo al capolinea, ed i segnali erano già evidenti. Perchè, quando non sei Guarascio e non prendi un allenatore, quando il tuo Ds dice che quest’anno non ci sarà mercato in entrata ed in uscita, e quando millanti a destra e a manca che non ci sono problemi mentre i tuoi giocatori vantano 5 mesi di arretrati, la fine è nota. Tutti felici e contenti? Un accidente! In attesa del ricorso, di vedere se si cercherà la solita soluzione “tampone” fasulla che porta a tarallucci e vino o si arriverà alla giusta sentenza, io mi prendo la responsabilità di frenare tutti gli eventuali entusiasmi. IO ADESSO VI VOGLIO VEDERE INCAZZATI TUTTI PIU’ DI PRIMA! E spero che lo siate già. Perchè, a monte di questa situazione, c’è una considerazione che non bisogna perdere di vista. E che riguarda sempre la stessa persona. Anzi, un “essere”. E la sua leggerezza. Uso la parola leggerezza perchè non voglio scadere come linguaggio, ma potete immaginare cosa voglia realmente rappresentare quando la uso. E’ inaccettabile. E’ inaccettabile come si comporta, è inaccettabile come non sia in grado di comunicare ed usi il silenzio come arma, è inaccettabile come gestisce la Società, ed è inaccettabile come la buona sorte – che lo ha baciato sempre al momento giusto – lui continui a sfidarla. Quindi adesso, comunque vada, bisogna spingere perchè la parola fine all’era Guarascio venga finalmente gridata.

Non m’interessa se adesso le sue tanto fidate truppe cammellate ritroveranno un po’ di fiato per abbozzare l’ennesima supercazzola celebrativa: SE NE DEVE ANDARE! E’ l’ora della risolutezza, della concordia, della coerenza! Si è detto a suo tempo “mai allo stadio con Guarascio in qualsiasi categoria”? Bene, che si tenga fede a questa minaccia fino al suo ultimo giorno di Presidenza, senza ripensamenti. Finchè non cede. Perchè, se ci pensate bene, chiunque altro al suo posto con un po’ di buon senso ed equilibrio, se la sarebbe gestita diversamente. E non quest’anno, ma da tre anni! Tre anni dove abbiamo assistito con i nostri occhi che la Serie B che ricordavamo non è più quella. Dove si fallisce facilmente e basta poco, ma veramente poco per fare un colpaccio e conquistare quel benedetto sogno che ci portiamo dentro da anni. Ma niente, fra tutti gli imprenditori scellerati che si trovano, a noi è capitato il più asettico, incompetente e presuntuoso fra tutti! Che non capisce, non impara, non ascolta e “non commette errori”. Bè, il suo più grosso errore lo commetterà se non comprende che non può più rimanere in sella. Perchè qui non c’è più futuro per uno che NON PROGRAMMA IL FUTURO! E lo dimostra il fatto che siamo ancora senza squadra Ds e allenatore, e lui – che evidentemente era informato – sapeva che c’era questa possibilità di ripescaggio! Ma per quale motivo? Se sono sicuro che ai nastri di partenza del prossimo campionato sono in B, a maggior ragione dovrei muovermi subito. I fatti insegnano che le miracolose salvezze delle annata precedenti partivano proprio con l’handicap di essersi mossi in ritardo! Oppure, se voglio andare sul sicuro, allestisco già una base forte per la C (non l’ha dichiarato lui che voleva farci tornare ad essere orgogliosi?) con giocatori di alto livello, in maniera tale che, a ripescaggio ufficiale, dovrò solo puntellare con 4 -5 acquisti una squadra che comunque può salvarsi. E invece no. E’ meglio aspettare a Piazza di Spagna, vicino al chiosco delle caldarroste. Il regolamento adesso parla chiaro. Ve lo posto qui per evitare confusione.


Tenete presente che non si potranno presentare nuove carte nel ricorso, e che i legali del Cosenza adesso possono avere accesso alle stesse. Ma intanto il 15 Luglio, che squadra, che allenatore, che Ds avremo? Ed il ritiro inizia ufficialmente fra 10 giorni. No, non ci sono scuse. Se ne deve andare! Intendiamoci, se verremo ripescati mica farò l’offeso. E se a cadere sarà il Chievo non verserò lacrime per la loro scomparsa. Anzi, per me sarà idealmente la chiusura di un cerchio. Un cerchio che inizia la sua curva il 4 Dicembre del 2000 al gol di Pisano, e si ripete a Verona qualche mese dopo. Due volte in vantaggio, due volte ribaltati, in una stagione dove si era fortunosamente (non crederete che il deretano lo abbia avuto solo Guarascio, vero?) azzeccato quasi tutto, e si era perso senza capire come e perchè la proprietà ci fosse riuscita. Sarebbe un regalo. A cui, con una Società VERA, dovrebbe far seguito un altro regalo. Consistente in una squadra allestita bene, in maniera solida e per tempo. Ma nessuno si illude.
Guarascio questi regali – che dalla dea bendata ne ha ricevuti tanti – non ce li ha mai voluti fare.

venerdì 9 luglio 2021
a firma
Sinn Feìn

LA ZONA MORTA #8 – CACCIA AL TERRAPIATTISTA

 

Il messaggio mi è arrivato nel tardo pomeriggio, quando mi stavo pigramente allungando sulla poltrona dopo una giornata passata in piscina (quanto mi manca il mio mare calabrese!). Recitava testualmente «Hai visto che casino?», cosa che mi aveva già innescato non poca ansia, considerando come siamo messi a livello di gestione societaria. Cosa sarà mai successo?, mi sono chiesto, mentre rispondevo al mio amico e chiedevo lumi. «Vai sul gruppo di 101 minuto.» Detto fatto. E cosa ti leggo di così grave? Eccolo il post incriminato!

Lo ripropongo con l’immagine che un altro amico – che ringrazio – ha avuto modo di fare tramite screenshot, perché qualche finto “benpensante” ha ritenuto giusto ordinare che venisse rimosso. Ora, se lo state leggendo adesso per la prima volta, è palese che si trattava di una goliardiata (bentornata, ciotia Cosentina!), ma evidentemente qualcuno – fra cui spicca il supermegatifosochesiridesoloquandolodicoiosennosietefascisti – non ha colto la cosa, ed ha messo pressione alla povera Patrizia de Napoli per censurare anche questo! Complimenti. E la cosa bella è che quando molti hanno aperto gli occhi, capendo la vera portata della cosa (cioè zero, visto che anche l’autore ha scritto di persona, scusandosi per l’equivoco e chiarendo con Patrizia) l’allarme è cessato immediatamente. Ed il Supermegaeccecc. mica è intervenuto, eh? Ormai la sua opera di demenziale censura aveva sortito l’effetto desiderato. Hai visto mai che ammetta di aver commesso una gaffe! Come quando denunciò pubblicamente dei messaggi di minacce ad Occhiuzzi, la famiglia, il cane, il gatto, Corsi e Carretta fino alla 67^ generazione! E quando gli fu chiesto dove e quando era successo, avemmo come risposta un definitivo «Vi dovete fidare». Inshallah, è il caso di dire! Ma a pagarne le spese – se ricordate bene – fu proprio il gruppo di 101 minuto, che rimase chiuso per un bel po’. Oggi quindi mi tocca non portarvi nella Zona Morta, ma parlare di UNA ZONA MORTA, che è proprio lo spazio di 101 minuto. Ci sono iscritto da anni e, pur non essendo mai stato attivo con i messaggi (a differenza di Cosenzaunited) l’ho sempre trovato un luogo dove, leggendo, si riusciva a interagire con una certa sobrietà e intelligenza, nonostante noi cosentini – da tradizione – siamo iperfocosi sull’argomento Lupi. E, da poco tempo, la più grande soddisfazione me la sta dando proprio questo luogo. Si, perché quando creammo il Blog – inizialmente come paginetta di facebook collegata ad una piattaforma provvisoria – ci eravamo posti il problema di dove spammare i nostri articoli (attività, credetemi, molto noiosa). Ma mentre ancora si rifletteva, ci siamo ritrovati i nostri articoli lì! Questo grazie a dei nostri avidi lettori della prima ora (ne approfitto per ringraziarli sentitamente a nome di tutto il Blog), che puntualmente riportano su 101 ogni nostro pezzo. E che ultimamente lo fanno anche su altri siti, ci scrivono in privato, e ci sostengono. Se non sono soddisfazioni! Allora ne approfitto per chiarire una cosa ai partecipanti di quel Forum. La terra è piatta! Ma non nel modo in cui lo sostengono i neocomplottisti di questa pseudottrina, ma in quella in cui la spiegava – precorrendo i tempi – il personaggio di Gianni Livore / Corrado Guzzanti. Vi allego il video se non sapete di cosa parlo.

E’ importante, perchè l’immagine del personaggio che creò a suo tempo Guzzanti è un po’ l’emblema di come ci stiamo riducendo noi Tifosi. Reclusi (perlopiù causa Covid) impotenti e costretti a succhiare tutti questi umori negativi che ci passa questo Presidente-Assente, col fegato grosso che aspettiamo davanti ad un pc o un cellulare il benchè minimo segno di vita. Il risultato è un’esaurimento (non ciotia, badate bene!) galoppante, che tende ad estremizzare e fomentare anche la più piccola stupidaggine. Idealmente è l’immagine della tipica folla armata di torce e forconi, che si dirige decisa verso il luogo dove esercitare il linciaggio, e strada facendo – “casualmente” – perde la direzione, e fa fuori un’innocente che per passava da quelle parti! No, non ci siamo proprio. Perchè se va avanti così, veramente finiremo per credere alla terra piatta. O meglio, a qualunque castroneria pubblicata (seriamente o meno) da un terrapiattista! Già nella terza puntata della rubrica avevo esortato a non mettere in mezzo rancori personali e vecchie ruggini e concentrarsi su un unico obiettivo, vale dire la fine della gestione guarasciana! Purtroppo non è facile mantenere i nervi saldi con questa situazione che ha ormai ampiamente superato la soglia della decenza, ma è necessario se si vuole venirne a capo. Per cui, se mi posso permettere un modesto consiglio, in futuro di fronte ad un post “clamoroso” – vero, falso, serio o ironico che sia – evitiamo di stracciarci le vesti e di invocare la presenza della “lnquisizione” (già vedere che sul gruppo hanno dovuto mettere un moderatore automatico fa tristezza, siamo sinceri!) e cerchiamo di riattivare il proverbiale atteggiamento sardonico di cui siamo rinomati noi Cosentini.

Al massimo, si può commentare con un lapidario: « Ecco qua, un altro terrapiattista!»

Venerdì 2 luglio 2021
a firma
Sinn Feìn

LA ZONA MORTA #7 – MA LA STAMPA COSA (O PER CHI) STAMPA?

«Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera Questa frase è stata pronunciata da uno dei più grandi scrittori del ‘900 – Jorge Luis Borges – autore di racconti dove sapeva mescolare abilmente la fantasia con la realtà. Ed in molte sue storie, dove la metafora e l’allegoria la facevano da padrone, la fantasia superava spesso la realtà. A volte volutamente. Basta leggere qualche racconto del suo famoso «Finzioni» per capirlo. Quello che però il maestro non poteva immaginare era che – con la creazione e diffusione e del cosiddetto web journalism – si sarebbero ingarbugliate ancora di più le cose nella società odierna. Questo oggi porta sovente i ruoli – di chi la informazione la dovrebbe fare e chi la deve ricevere – ad essere più che mai portati a confondersi. E non per una questione prettamente culturale, ma semplicemente perchè l’informare la gente dei “fatti” oggi è passato in secondo piano, di fronte alla possibilità di monetizzare con quello che si scrive!
Tale particolarità non è stata impostata dagli organi di informazione, ma dai social che ormai imperversano nella vita quotidiana. A questo poi va aggiunto la voglia da parte dei lettori di avere sempre qualcosa su cui parlare (o sparare), tirando fuori ogni giorno un argomento diverso. E la stampa ormai sembra quasi obbligata a “dargli in pasto” una nuova notizia. Altrimenti rischia di perdere i suoi lettori. Quindi ormai non è il contenuto in sé e la sua utilità per chi legge che è importante, bensì il fatto che – dopo che si è pubblicato – lo leggano più persone possibili! Quello che c’è scritto (a volte anche male) a molti non importa quasi più. Perchè entrano in gioco le visualizzazioni, la pubblicità e la monetizzazione ma soprattutto la “tempistica” dell’uscita a rendere l’autore più accettabile e gradito al pubblico, comprese le critiche o l’analisi per ciò che si è scritto.

Questo discorso (ahimè) oggi vale ormai per tutti i settori dell’informazione, anche se non bisogna generalizzare. Nessuno discute che ci sono ancora dei professionisti che seguono tuttora la deontologia ed i sacri principi dell’informazione, è solo che al giorno d’oggi la visibilità regala più soddisfazioni “terrene”. Quindi molti hanno capitolato, o si sono adeguati. E le distanze con i lettori nel ruolo si sono fatte più labili. A volte si percepisce quanto sia il lettore a dettare indirettamente la scaletta con cui i media devono presentare la notizia, non il contrario. Inoltre – come già detto – gli stessi lettori tendono sempre di più a premiare la visibilità che il contenuto. E soprattutto a personalizzare la parola scritta da alcuni esponenti più gettonati, che quello che scrivono. Morale, spesso non è la notizia in sé ad essere interessante, ma il fatto che ne abbia scritto il giornalista Tizio o Caio, che è cool.
Sicuramente vanno fatte delle distinzioni. Perchè è chiaro che, in un ambiente come quello calcistico, il titolo sensazionalistico o lo “scoop” su una trattativa o un acquisto sono all’ordine del giorno. Ed attirano più interesse, indipendentemente se vengono confermate o smentite dai diretti interessati. E magari, anche se uno dovrebbe di regola mantenere la cosiddetta “giusta distanza” (vale a dire l’obiettività nell’analizzare una situazione o persona), ci sono altri fattori. Come avere comunque un “dialogo” con la Società, o anche una linea diretta per comunicare. Quello che veramente conta alla fine della fiera, è se si è pubblicata la specifica notizia perchè era vera (quindi c’era una fonte) o solo perchè si voleva attirare l’attenzione. Ma anche il periodo ed il modo in cui vengono presentati.

Perchè tutta questa lunga premessa? Perchè è necessario fare chiarezza. Più che mai su questa stagione e sul ruolo della stampa. La prima immagine della nostra retrocessione che mi passa per la mente è la voce di Patrizia de Napoli – rotta dal pianto – che annuncia alla radio la nostra ufficiale perdita della Serie B e del fatto che è stata una stagione del «Tutti contro tutti». Immagine emblematica. Come mai? Perchè è corretta come affermazione. Ritengo che quest’anno sia risuonata una critica (del resto, se è un tutti contro contro tutti, nel calderone c’è molto spazio) verso l’informazione cosentina come non si era mai vista. Un critica sintetizzata con la frase Ma la stampa, per chi o cosa stampa?
La prima risposta sarebbe “per l’informazione”, vale a dire per informare i lettori di cosa succede, casomai si fossero distratti. Ma, le variabili che illustravo prima, mostrano come non sia sempre così. E questo porta alla confusione generale di cui sopra. Perchè, se è vero che sicuramente molti giornalisti abbiano probabilmente trattato con troppa leggerezza l’ennesima campagna acquisti ridicola e ritardata, il ritiro farsa, gli evidenti ritardi di preparazione e affiatamento imposti dalla politica Guarasciana, il budget ridicolo, la lite estiva col Ds in scadenza di contratto, i limiti tattici e le dichiarazioni aziendalistiche di Occhiuzzi (e, su di lui, le leggerezze sono state molto grosse e faziose)… ecc, è anche vero che dalla tifoseria che “leggeva” non c’era molta reazione a questo scenario tragicomico.

Da quasi un anno coltivo un hobby. E devo dire che nella fattispecie si è dimostrato molto utile. Lo faccio da quando decidemmo di uscire dal Forum Cosenza United con la famosa lettera a Guarascio (se non l’avete letta, potete trovarla qui, merita). Seguo e salvo tramite screenshot tutte le discussioni che avvengono sui Social. Fu una reazione istintiva quando un corpulento (e per me incompetente) “massmediologo” si permise – in diretta televisiva – mentre leggevano la nostra lettera, di interrompere tagliando con un solenne «ciotariddri!». Da lì ho iniziato a monitorare con più attenzione come la gente reagiva nel leggere cose poco confortanti sulla nostra squadra. Generalmente gli screen shot occupano poco spazio nella memoria del cellulare, io però sono riuscito a raggiungere i 6gb di spazio. 6 gb che mostrano come – da Settembre – ogni lieve alito di vento contrario contro questa gestione fosse irrimediabilmente bollato dalla maggioranza come esagerazione, disfattismo, opinioni dei soliti immarcescibili “tagliaturi”! La situazione non si è fatta nemmeno calda durante il mercato di riparazione dove, magicamente, è sorta la setta dei devoti al “Se”. Su tutte, la corrente che era legata al Se Mbagoku torna quello di tre anni fa merita senza dubbio la palma di più resistente. Ma, nel calcio come nella vita, con i se non si combina molto.

E la Stampa? Qualcosa aveva iniziato a muoversi, visto che a Gennaio con le famose domande a Guarascio da parte di 20 giornalisti (non tutti, eh?) aveva cercato di aprire un canale preferenziale per avere chiarezza su dove si voleva andare a parare. La risposta piccata (e anche arrogante, in alcune trasmissioni ) del Patron, aveva dato il fischio d’inizio verso un graduale raffreddamento – di un rapporto già non idilliaco – che avrebbe portato alla situazione odierna. Una situazione dove l’eccessivo silenzio della stampa viene bollato come complicità. E devo riconoscere che Roberto Barbarossa – che in fondo con Guarascio non era proprio tenero, e che è stato il promotore della conferenza pubblica col Presidente che i giornalisti non hanno ottenuto – ha mostrato notevole presenza di spirito nel rispondere garbatamente a queste insinuazioni sui social. La sua motivazione non la trovo condivisibile (il silenzio aiuta SOLO Guarascio, come avevo scritto una settimana fa) ma fa parte di una scelta ponderata. Inutile per accendere la miccia in tempo, sia chiaro. Io stesso, nella seconda puntata di questa rubrica, avevo sottolineato come qualche articolo veemente non bastasse, ed il fatto che abbiamo pubblicato qui sul blog delle analisi sul bilancio – senza ricevere un ulteriore approfondimento da chi scrive sulle testate d’informazione locale – non depone a favore dei giornalisti.

Ma, arrivati a questo punto, come di consueto, entriamo nella Zona Morta. E nella Zona Morta, come anche nella realtà, non dipende dalla Stampa se si deve portare il proprietario della Squadra a cederla. E’ mai successo che un titolo a caratteri cubitali contro una Società abbia indotto il diretto interessato a vendere? Quale sarebbe l’effetto di leggere GUARASCIO VATTENE su un quotidiano? La rabbia generata da questa gestione non ha bisogno di essere alimentata ulteriormente, se le premesse che l’hanno innescata sono solide. Ed in questo caso le definirei granitiche! Non sono certo un paio di colonne nella sezione sport a fare la differenza! E nemmeno vedere un programma televisivo che sottolinea, punto per punto, cosa Guarascio non ha fatto per il Cosenza. Noi stessi non siamo giornalisti, eppure ogni giorno troviamo un buon riscontro in quello che pubblichiamo, perchè siamo tifosi. E, come già detto a suo tempo, sta ai Tifosi che subiscono questa oltraggiosa situazione portare avanti la battaglia. Alla stampa il compito di informare, come sempre. E se vuole farlo. Se poi qualcuno proverà a nicchiare, tranquilli che una protesta corposa e ad oltranza li costringerà ad “informare” con maggiore dovizia di particolari la volontà dei Tifosi di chiudere i ponti con questa proprietà una volta per tutte! Concentriamoci esclusivamente su questo, non su un grosso titolo della Stampa o su quello che secondo noi dovrebbe scrivere per darci più coraggio. Quello, insegnava Borges nei suoi racconti, sono solo finzioni.

mercoledì 24 giugno 2021
a firma
Sinn Feìn

LA ZONA MORTA – #6 SENTI CHI PARLA!

Cosa ti spunta fuori in un periodo di mutismo totale? Un audio di Braglia – che poi è stato confermato da più parti, ma non dal diretto interessato – che ci racconta molti retroscena di quella stagione. Retroscena non molto carini. Non solo, l’audio ci permette di ipotizzare e mettere insieme dei tasselli che ci hanno lasciato sempre perplessi in quel periodo. La stagione, se ricordate, parte male. Braglia si lamenta già in ritiro (bontà sua) che siamo «in mezzo ad una strada», salvo poi mordersi la lingua e accettare la solita gestione Guarasciana. Il campionato parte malissimo, e la sensazione è che stavolta si dovrà fare molto di più a Gennaio. Il Cosenza perde punti, alcuni inspiegabili, altri dovuti a ritardi di condizione, ed a Gennaio tutti pensano che sia spacciato. Salta incredibilmente Omeonga, va via Greco, e arrivano Casasola e Asencio. Ma sono due giocatori fermi per motivi legati al rapporto con le Società dove giocavano, che hanno bisogno di tempo e allenamenti con minutaggio per carburare. E noi non ne abbiamo. Braglia resiste in sella ancora un pò, Guarascio addirittura dichiara che non è in discussione, salvo poi cacciarlo. Il resto è cosa nota.

Attenzione però, se si rilegge bene la trascrizione di quello che dice nell’audio che gira, il tecnico che ci ha riportato in B non si sofferma tanto sul suo esonero, quanto sul suo possibile richiamo. Si, avete capito bene. Il richiamo. Rileggete cosa dice: «Io sono fermo alla telefonata che poi ci siamo detti… che si doveva riparlare no? Io aspetto la sua telefonata… ma è chiaro che se non tira fuori i soldi, se non parla con i tifosi, se non ricuce le cose, se non fa una squadra importante a me non mi vede a Cosenza, questo è poco ma sicuro… Capito? Anche perché io non voglio certo farmi rinchiappettare come ha fatto due anni fa, dove mi ha preparato il piatto col signor Occhiuzzi, Leone e qualche vecchietto di lì dentro.»

Se state attenti, nomina Occhiuzzi e Leone. Sul perchè nomini il secondo – come ipotesi – ci arriveremo dopo, intanto concentriamoci sul primo soggetto. Occhiuzzi. Quando Braglia viene esonerato – se ricordate bene – non è Occhiuzzi che deve prendere il timone al suo posto. Dirige gli allenamenti in attesa di come si evolva la scelta, ma all’epoca è risaputo che non sarà lui. Infatti Trinchera è già al lavoro, e dopo un po’ tira fuori dal cilindro Pillon. Ergo, Braglia parla della fase successiva. Cioè quando, col covid iniziato e tutto fermo, Pillon rinuncia a scendere di nuovo a Cosenza, rassegnando le dimissioni per motivi familiari. Cosa succede allora? Che si paventa l’ipotesi di un ritorno di Braglia!

Ora, è risaputo che Braglia non è un tipo facile. Nessuno mette in dubbio le sue qualità come tecnico, ma in molti – soprattutto nella stampa – non vanno facilmente d’accordo con lui. Il motivo è semplice. Braglia è uno diretto, anche troppo, nel dire in faccia le cose! Fu lui stesso a dichiarare una volta: «Attiro molte antipatie, perché dico sempre quello che penso. E se mi girano…»

 

Chiaro? E questo a volte ha creato grosse frizioni, anche all’interno degli spogliatoi che ha diretto. Già da inizio stagione infatti girava voce che alcuni giocatori del Cosenza avessero rotto con lui. Solite voci tacciate come malignità – che effettivamente emergono sempre quando le cose vanno male – eppure il sospetto si fa sempre più grosso. Resta il fatto che alcuni atteggiamenti non convincono. E la situazione non sembra migliorare, anche quando giocatori come Riviere entrano in forma. Il pubblico rumoreggia, la posizione di Braglia vacilla, e si pensa già ad un cambio. E quando viene esonerato, si parla di Occhiuzzi, che nello spogliatoio sarebbe ben visto da alcuni senatori. E qui probabilmente entra in gioco Leone. O meglio, quello che Braglia pensa che Leone abbia fatto. Che fra i due non corra buon sangue è risaputo. Ma è anche normale. Non sta scritto da nessuna parte che bisogna volersi bene per forza. Ma è chiaro che se non c’è apprezzamento, e le cose vanno male, è facile rincarare la dose. Inutile tirare fuori tutta la rassegna stampa, basta citare qualche frase di articoli del periodo caldo. Scriveva infatti il 10 Febbraio su Tifocosenza «Ma un po’ di cattiveria agonistica se non la trasferisce un allenatore, chi dovrebbero farlo? Magari i soli tifosi che anche domenica sera non hanno mai fatto mancare il loro sostegno? Una squadra senza un’anima. Questa, purtroppo, è l’amara realtà….È proprio vero: la squadra riflette sempre il carattere del proprio allenatore. E oggi Braglia è un allenatore che dà l’impressione di avere deposto le armi. Ma da tempo. Diverso tempo

Braglia viene esonerato, arriva Pillon. Ma non va benissimo. E durante il lockdown si dimette. Quindi si deve scegliere di nuovo. Ma non può tornare Braglia? Per alcuni sarebbe la soluzione ideale, ed è anche una cosa già vista nel calcio. Invece salgono le “quotazioni” della soluzione Occhiuzzi. E qui Leone, per Braglia, ci mette realmente lo zampino. Il 19 Marzo lancia un sondaggio su Tifocosenza «Chi preferite al posto di Pillon? Richiamare Braglia o il giovane Occhiuzzi?» Tecnicamente ci sarebbe da obiettare che Occhiuzzi non è abilitato ad allenare la Squadra, ma la cosa sembra passare in secondo piano. Fatto sta che la soluzione interna alla fine vince.


Il 17 Aprile interveniva anche il capitano, Angelo Corsi (uno dei “vecchietti” di cui parlava Braglia? Chissà...), a supporto di Occhiuzzi. E Leone dava ampio spazio alla cosa «Angelo Corsi, capitano del Cosenza, intervistato dalla Gazzetta del Sud, ha parlato di mister Roberto Occhiuzzi, prima vice allenatore e poi nominato tecnico della prima squadra dopo le dimissioni di Pillon: “Mister Occhiuzzi rispetto a Braglia e Pillon è un allenatore di un’altra era. C’è sempre un ricambio generazionale nel calcio e Occhiuzzi ha delle idee in linea con quello moderno. E’ molto preparato, mi fido di lui come di pochi altri, ma non perché ora è allenatore del Cosenza. Lo direi anche se non mi facesse mai giocare.»
Il 25 Aprile azzardava anche un confronto (che personalmente ritengo forzato visto la breve parentesi di Pillon) fra la gestione Braglia e Pillon. «Entrambi sono tra i sette allenatori che non sono riusciti a raggiungere la media di un punto conquistato a partita. Per Braglia 0.86 punti ottenuti a gara, inferiore invece la media di Pillon: 0.80 punti a partita. Vengono considerati ovviamente anche i match nei quali gli allenatori non erano fisicamente in panchina perché squalificati.» E poi chiudeva con Occhiuzzi: «Il Cosenza, in caso di eventuale ripresa, vedrà alla guida un terzo allenatore, Roberto Occhiuzzi. Vedremo se il giovane tecnico, promosso alla guida della prima squadra dopo essere stato il secondo dei due precedenti coach, riuscirà a ottenere una statistica migliore.»

Come detto, l’impressione è che Leone in questa vicenda ci finisca dentro per quello che Braglia ha percepito dall’esterno (oltre al rapporto non idilliaco), e nient’altro. Resta il fatto che tutta questa storia lascia una scia di tensioni, rabbia e livori repressi nell’ambiente che sicuramente hanno fatto parte anche della stagione appena conclusa. E la figura di Occhiuzzi, dello spogliatoio e di tutto il contorno, non poteva certo generare qualcosa di positivo. Soprattutto se il “golpe” è andato come ha confidato Braglia. Ma noi lo sappiamo ora. Certo, è curioso che qualcuno si prodighi a chiedere le dimissioni del Team Manager – Kevin Marulla – e quando si tratta dell’allenatore di Cetraro parli di contratto che va rispettato. Anche ora! Un Team Manager non è figura che ha i poteri esecutivi che qualcuno immagina, un allenatore invece si! Ma ognuno coltiva il suo “orticello”, e i suoi interessi è bene che non vadano in contrasto con la vulgata. Certe persone vanno difese, altre tutelate. Evidentemente Occhiuzzi è uno da tutelare per questa gente. E chi se ne frega se questo ci è costata una retrocessione! A monte comunque rimangono le responsabilità di Guarascio, e le sue ridicole manovre. Non ultima quella di contattare un tecnico che aveva esonerato («io non ho commesso errori»), e con cui ha ancora delle pendenze che sta risolvendo in tribunale.

Ma forse Braglia aspettava anche questo. Un altra frase per cui è famoso recita «Questo mondo non mi piace, è falso. Non esiste riconoscenza». Piaccia o meno, su questo ha effettivamente ragione.

Sabato 19 giugno 2021
a firma
Sinn Feìn

La Zona Morta #5
Un altro Cosenza Calcio non esiste!

Se c’è una cosa che insegna l’esperienza è che quando commetti un errore, devi farne tesoro per il futuro, in maniera tale da evitare di ripeterlo. Nella Nostra Storia calcistica di errori ne abbiamo commessi parecchi. Molti in buona fede, altri con un evidente disegno perfido e sgangherato che pochi riuscivano a comprendere (forse nemmeno chi lo aveva ideato!). Ma la costante è che li abbiamo sempre pagati a caro prezzo. Resta il fatto che non ci vuole molto a capire quando stai per commettere di nuovo lo stesso errore. E noi un errore gravissimo lo abbiamo commesso in passato. E ce lo ricordiamo molto bene!

Tutto parte da quel maledetto fallimento del 2003. Si sta cercando di assemblare una nuova Società, e la prima stagione fra i dilettanti non va proprio bene. La stagione successiva è Storia recente, e basta andare su Wikipedia per ricordare cosa successe:

Intanto, nell’estate del 2004, il Cosenza Calcio 1914 S.p.A. fu riammesso in Serie D dopo una sequela di ricorsi alla giustizia ordinaria. Per la prima volta, quindi, la città di Cosenza avrebbe avuto due squadre cittadine nello stesso campionato, situazione che divise la tifoseria creando malumori e dissidi tra le due società. Inoltre il Cosenza F.C. e il Cosenza Calcio 1914 disputarono entrambe un campionato anonimo, chiudendo rispettivamente in ottava e nona posizione.

Per chi, come me, l’ha anche vissuta di persona, il ricordo è anche più brutto di queste quattro fredde righe. Ero presente quando le due “squadre” si incontrarono al San Vito. Si disputava lo scontro diretto e l’atmosfera era surreale, con picchi ambientali votati al ridicolo da gente assurda. E questo perchè era evidente che non si parlava più di calcio – nonostante si stesse per giocare una partita – ma di uno scontro di potere. Peggio, una battaglia di galletti! Non erano più Amore e Passione per quei colori le parole che facevano da sottofondo al Calcio in città, ma una vile e squallida lotta per la supremazia cittadina. Interessi, affari, accordi nascosti sul territorio. Di questo si parlava. Il resto era irrilevante, visto che, anche con gli stessi colori addosso, si cercava solo di gonfiare di più il petto.

Morale, la situazione “migliore” che ho vissuto in quella giornata è stato sicuramente il momento in cui dei Tifosi sono entrati in campo ed hanno sospeso la partita.Perchè quel gesto portava ad una domanda importante, se non proprio fondamentale.

A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?

Il resto penso lo ricordiate tutti. Quelle squadre hanno fatto la fine che si poteva immaginare, nuova rifondazione (stavolta di una sola squadra) e di nuovo giù nel 2011!

E adesso sono passati già 10 anni. E, a fronte della evidente situazione che stiamo vivendo, con le solite pantomime di questa proprietà, a cui ci siamo tristemente abituati, ecco che a qualcuno viene fuori l’ennesimo “colpo di genio”!

Se non cede la Società, fondiamone una nuova ripartendo dalla D!

Non me la prendo con chi ha messo in giro questa bizzarra voce, perchè la maggior parte (non tutti purtroppo) è palesemente in buona fede. Ma vorrei che si riguardassero un po’ la Nostra Storia calcistica, anche facendo una veloce lettura su internet, prima di continuare a parlare. E non dovrebbe essere nemmeno necessario, visto che non è successo neanche molto tempo fa.

Le conseguenze si sa già dove porterebbero! Ripeto, l’esperienza insegna a non ripetere gli errori del passato. Poi, quale sarebbe l’utilità di questa ennesima “rifondazione” di un’altra squadra? Chiami Pagliuso (ancora? Ancora? ANCORAAAAAAAA?)? Magari convinci Citrigno – quello che è convinto di aver acquistato un decoder Sky, non il marchio del 1914; per la serie “ lo cedo gratis, ma voglio che mi si paghi il comodato d’uso” – ad essere magnanimo da lasciar mettere il “Lupo Giallo” (un giorno vedrò di schiarirvi le idee su quel logo e la sua effettiva nascita) sulle maglie? Chiedi di giocare solo tu al San Vito/Marulla? Per poi fallire come sempre? Ditemelo.

Stavolta nella Zona Morta non vi ci porto, perchè paradossalmente ci siete già. Ed è quella che è nella memoria di ogni vero tifoso del Cosenza. Il Cosenza di Zsengeller, Montez, Aldi, Sonetti, Di Marzio, Giorgi, Silipo, Zaccheroni, Braglia, Campanini, Tivelli, Marulla, Rizzo, Zaniolo, Negri, Lucarelli, Margiotta, Zampagna, Tatti, Okereke, Tutino, Lamantia, Riviere. Quello dello stadio Emilio Morrone, del San Vito ad una curva sola, che passa in vantaggio contro l’Udinese di Zico in Coppa Italia, della festa contro la Nocerina, dello 0-0 con la Juve, del palo di Lombardo, del gol di Marulla allo spareggio, dei 15000 a Lecce, dell’esodo a Pescara per la finale playoff. Di Gigino Lupo, dei Nuclei Sconvolti, delle coreografie indimenticabili, della partita in silenzio per la morte di Bergamini, delle lacrime per Catena, dei cori contro l’arbitro, delle partite che ci hanno rubato, ed anche dell’invasione per quella farsa dei due Cosenza. E tante altre persone, ricordi, gol ed emozioni.

Un’unica linea continua, che parte dall’anno 1914. Unica, come la Squadra, una sola squadra! E non importa se chi la possiede ora non lo capisce. Rimane sempre quella. Altre non ne esistono. Non è un vecchio marchio, una denominazione o un logo a renderla diversa. E chi ha organizzato petizioni, o fatto la protesta in piazza contro Guarascio lo sa benissimo. Se non se ne vuole andare ora, prima o poi se ne andrà. Forse tra un mese, forse tra un anno. E la Squadra rimarrà lì, sempre nostra. Come la fede che ci ha ogni volta riunito intorno a lei. Questo è l’unico errore che non ci possiamo concedere!

Giovedì, 10 giugno 2021
A firma
Sinn Féin

La Zona morta #4

L'assurda parabola del vero tifoso

 

Siamo alla solite. Inutile che facciamo finta di non capire. E’ chiaro a tutti quello che succede – ma soprattutto – anche quello di cui i tifosi del Cosenza hanno bisogno.

Eppure, non venendo MAI meno ad una strana e contorta tradizione cosentina, invece di cercare un punto in comune, i punti di vista si moltiplicano!

Risultato? Confusione, voci che si sovrappongono (ed il più delle volte dicono la stessa cosa!) alimentando e confliggendo senza motivo, ed il tempo passa.

Perchè? Perchè ognuno vuole mantenere la sua posizione, senza cercare di farsi una idea condivisa che possa aiutare a districare la massa e di giungere ad un tema comune. Anche se il tema, o meglio l’obiettivo comune, c’è già. Vale a dire che GUARASCIO SE NE DEVE ANDARE! Però, per arrivare all’obiettivo, sembra che si debba affrontare una giungla!

Una giungla fatta di silenzi, commenti piccati, allusioni, interpretazioni, fraintendimenti e autoincensamenti (cosa mi tocca leggere!) che si mescolano al solito filosofico atteggiamento cosentino. Del tipo: “Eh, ma adesso ci siete arrivati?…..eh, io lo dicevo tempo fa……ma guardate che non è solo questo…..non avete idea, proprio non avete idea……E fosse solo questo!..

E’ un dato di fatto, quando le cose si dovrebbero districare, Noi (perchè – da Cosentino – sindacalmente appartengo anche io alla categoria, mica lo dimentico!) siamo bravissimi a gettare ulteriore fumo nella confusione generale, e ad ingarbugliare le cose ancora di più! Alcuni per difendere i propri interessi (Dividi et impera, ricordate?), altri perchè hanno l’impellente necessità di non finire “in fondo alla fila” nella discussione. Perchè non sia mai che, a fronte di un argomento che coinvolge tutta la città, rimango zitto ad ascoltare e faccio mancare il mio importante contributo. Qualunque esso sia, e dovunque porti!

E allora il GUARASCIO VATTENE – concetto che dovrebbe essere sempre al centro della discussione – si perde. Si svuota di significato, si allontana dalle innumerevoli parole che riempiono le discussioni ed i social, e che pretende che siano scolpite nella pietra della storia Cosentina calcistica, altrimenti non vale. Telesio non credo approverebbe. O capirebbe.

Si sa che la gente ama dare consigli, sentendosi come Gesù nel tempio” si canta nella bellissima Bocca di Rosa di Fabrizio de Andrè. Ecco, facendo un paragone che scomoda mio malgrado il grande Maestro, ai cosentini piace dare alla verità tante forme – soprattutto vantandosene con gli altri – senza però mai entrare nel merito del contenuto!

Sembra sempre che, anche dietro la cosa più banale, ci debba essere una sovrastruttura che tutto governa e con cui non si può interferire! Vienimi dietro, che io la so lunga….

Si crea un’atmosfera simile al film JFK di Oliver Stone, e tutti pensiamo che alla fine incroceremo un Signor “X” che ci rivelerà, in una innocente passeggiata a Corso Mazzini, cosa sta veramente succedendo. Ma è così oscura ed intricata la verità che si sta cercando? Io credo di no.

E’ solo che ci siamo persi nella nostra solita iperbole in salsa bruzia, che tanto ci gratifica. E una iperbole è l’insormontabile muro dove questa (giusta) contestazione rischia di andare a sbattere. Perchè di questo si tratta, dell’alterare in quantità e contenuto la situazione attuale, andando a gonfiare o a indirizzare le cose verso un contraddittorio sterile e vacuo. Ingigantendo delle cose (quelle il più delle volte inutili) e sminuendo quelle che alla fine sono le più importanti.

Qualcuno potrebbe obiettare che già la contestazione è – di per sè – una iperbole. Ma sinceramente, se andiamo a ritroso fino al 2003 e analizziamo tutti quegli anni fino ad oggi cosa abbiamo assaporato e subito noi tifosi (bocca taci!), una iperbole è sicuramente la naturale reazione.

Se ne sono viste troppe, non si può negare. Ed ogni volta a ricostruire dalle macerie. NOI TIFOSI! E poi, da quando in qua le sorti della Squadra sono passate inosservate nella nostra città? Perciò questa volta è più che legittimo mantenere la giusta pressione ed attenzione, indipendentemente da come la interpreti chiunque si trovi a passare da qui, anche per caso. Comunque vada, è bene concentrarsi sul qui e l’ORA! E sinceramente gli spunti ci sono già stati.

L’idea di far arrivare il messaggio con l’extrema ratio del boicottaggio (oltre a quello che avevamo proposto qui con la campagna #IOBOICOTTOGUARASCIO) di presenze allo stadio è già una notevole risposta, se verrà attuata. E, paradossalmente, anche questa è una iperbole.

Una iperbole assurda, ma anche necessaria visto il momento. Una scelta da vera tifoso, per quanto dolorosa. Di solito, se vuoi contestare la Società, è proprio con la presenza allo stadio, – mentre contesti o esponi striscioni contro la proprietà – che ti fai sentire di più. Anche a livello mediatico.

E poi un tifoso non diserta, soprattutto quando le cose stanno andando male. Ma stavolta è diverso. Perchè si è ormai capito che si ha a che fare con un sordo! Che non vede, non sente e non parla. O forse è più corretto dire che sembra si diverta a far parlare gli altri. Tanto poi fa sempre come ha deciso lui! Cioè male.

E allora, quale risposta migliore se non ripagare con la stessa moneta chi non reputa necessario dialogare con la tifoseria? Uno stadio vuoto lancerebbe certamente un messaggio più comprensibile a chi sembra non interessarsene, nemmeno quando i tifosi vanno davanti al Comune per protestare.

E’, come detto più volte, una iperbole. E non porta mai a niente di buono per nessuno. Ma di giusto. E, se si avvererà, ecco come la vorrei vedere nella Zona Morta:

E’ la prima giornata del campionato 2021/22, il giorno più importante per la città. Da sempre, come ogni anno da quando il calcio è entrato a far parte della sua storia. Ma l’atmosfera è diversa, i botteghini allo stadio sono vuoti, non c’è fila. Il solito capannello di tifosi che anima lo spazio intorno nell’attesa dell’acquisto, è scomparso. Gli addetti alla biglietteria sonnecchiano annoiati, in attesa di chiudere.

Quasi un’ora prima della partita però, succede una cosa strana. Una silenziosa folla si avvicina allo stadio, circondandolo. E’ una folla incredibile, due volte quella che potrebbe contenere lo stadio. Hanno tutti i vessilli, le sciarpe e le maglie della squadra, come è doveroso per un vero tifoso.

Gli addetti si rianimano, pensando all’enorme incasso che arriverà all’ultimo. Ma proprio ad un metro dalle recinzioni prestadio, la folla si ferma simultanemanente. Non emettono un rumore, si limitano a guardare tutti le mura che circondano il campo da gioco, dove stanno per entrare le squadre. E quando questo avviene, le poche persone fra giornalisti e dirigenti che sono dentro seduti ad osservare il campo da gioco, sono testimoni di un fatto unico, impensabile.

Di colpo, le maglie della squadra di casa – come se fossero state maledette – perdono lo stemma del Lupo. Il simbolo – assieme ai colori – della squadra di casa. E’ scomparso! Adesso non c’è più, ci sono solo delle maglie rossoblù, maglie anonime. Come se ne vedono tante. L’arbitro osserva anche lui stupito questo incredibile fenomeno per qualche istante, poi fischia l’inizio della partita. Sugli spalti le poche persone presenti sono allibiti. Ci sono due squadre che giocano, ma nessuna delle due gioca in casa! Cosa è successo, si chiedono tutti mentre la palla inizia a rotolare? Non lo sa nessuno, tranne la folla che sta fuori. Che rimane ancora ad osservare dall’esterno il suo tempio violato. Uno stadio vuoto e pieno di livore.

Non c’è luogo al mondo in cui una persona è più felice che in uno stadio di calcio” diceva Albert Camus. Non penso di dover aggiungere altro.

Giovedì 3 giugno 2021
a firma
Sinn Féin

La Zona morta #3

Bisogna comprendersi, non offendersi

 

E' evidente che bisogna ripartire da un fallimento. E no, non intendo quello Societario o stagionale.

Venerdì è andata in scena una protesta ufficiale davanti Palazzo dei Bruzi contro Eugenio Guarascio.

Che io ricordi la prima, vera protesta da dieci anni a questa parte contro la sua gestione Societaria.

Vivendo lontano dalla mia città, era evidente che non sarei stato della partita, però non ho perso tempo a seguire in streaming dall'inizio alla fine per capire quello che stava succedendo.

E lì ho percepito il fallimento, per quello che ho visto prima, durante e dopo.

L'iniziativa era stata promossa dall'Associazione Cosenza nel cuore, e l'adesione era aperta a tutti i tifosi, ultrà o meno.

L'orario era giusto (ore 18,30 di venerdì, quindi lavorativamente si poteva passare anche se dovevi assolvere agli ultimi adempimenti settimanali, qualunque essi fossero!), e il clima era stato corroborato in precedenza da quei manifestini con scritto “Guarascio Vattene” che avevano coperto la città ( e non solo ) per un paio di giorni.

Invece ho assistito a quello che temevo, e di cui parlavo nella prima puntata delle mia Rubrica.

Non mi riferisco a chi era fisicamente presente, che ha fatto sentire le sue ragioni (ho visto anche padri con i figli, Dio li benedica!) ma per tutto il contesto umorale che li circondati, osservati e accompagnati dall'esterno. Un contesto che sembra creato apposta per sabotare o autosabotarsi per un bene comune. Il che porta inevitabilmente al fallimento. Non al fallimento dell'iniziativa – intendiamoci subito – ma dell'atteggiamento di chi alla fine si accontenta!

E questo fallimento è evidente che ha radici lontane e molti padri, tutti figli dell'incomprensione.

E' fin troppo chiaro che tutto il popolo rossoblù ( a parte i soliti quattro/cinque Soloni o bastian contrari della tifoseria) vogliono un cambio di passo, di mentalità, e di gestione per la nostra Squadra.

Lo scoglio più arduo però emerge quando si decide COME esternare tutto questo!

Nel suo bellissimo libro “Ultrà” (che ha la città di Cosenza e la sua tifoseria organizzata come protagonista principale) , lo scrittore Tobias Jones scrive che “i Cosentini vanno fieri della loro indole anarchica....come se non appartenessero al branco. E sembrano quasi autocompiacersi della loro sorprendente capacità di apparire e scomparire dal nulla...”

E non si tratta di organizzazione, chiariamolo subito, ma della nostra classica e ormai ancestrale tendenza a vivere in equilibrio tra compromesso ed intransigenza!

E proprio l'intransigenza ha portato alla ormai annosa “Diaspora” che da anni ha lacerato ed alzato muri nella parte più storica e orgogliosa della nostra tifoseria. Una divisione basata su alcune questioni di principio, ma soprattutto da risentimenti personali (pensa un po', se n'è accorto persino uno scrittore Inglese!) che rende debole e facilmente manipolabile quel poco di orgoglio che caratterizza la nostra fede!

E così, in pieno sentimento autodistuttivo dettato dai risentimenti personali e dall'incomprensione, ecco che non partecipano tutti. Perché non l'abbiamo chiesta NOI, perché con QUELLI non ci vogliamo avere niente a che fare – anche se non voglio nemmeno io Guarascio – perché hai visto mai che alla fine i meriti se li prendono LORO?

E decine di migliaia di tonanti e possenti voci, si riducono a centinaia, rischiando di non essere sufficienti per far arrivare l'eco a chi sembra indifferente allo stato attuale delle cose.

Ho usato il termine diaspora, e non a caso. Perché sembra una parte del bellissimo film “Brian di Nazareth” ambientato nell'epoca di Gesù Cristo.

Con la loro proverbiale ironia al vetriolo, i Monty Phyton facevano innamorare il protagonista (nato lo stesso giorno delll'unto del Signore e confuso come Profeta) di una ragazza che era però un'attivista convinta del movimento per la liberazione della Giudea dai Romani.

Movimento denominato Fronte popolare giudeo, che odiava i Romani ma ancor di più il Fronte popolare della Giudea con cui non voleva essere confuso, e ancor meno sopportava il Fronte popolare giudaico, che erano “dei veri e propri incapaci”! Chiaro il concetto?

Del resto, Diaspora significa letteralmente Dispersione (non necessariamente né esclusivamente provocata o imposta da una forza esterna) di un popolo.

C'è troppa incomprensione, e dove c'è incomprensione basta poco per offendersi e chiudersi ancora di più a riccio, ed a pensare al proprio orticello.

E l'unica cosa da comprendere è che ORA non è il momento delle offese o delle questioni personali, ma di fare fronte unito contro quello che sta danneggiando LA NOSTRA SQUADRA!

Altrimenti, spiace dirlo, si perde anche il titolo e l'onore di essere tifosi del Cosenza.

E si verrà calpestati in tutto dal calcio moderno, cioè da gruppi di potere che con il calcio non ha nulla a che fare. E quindi da gente che cura gli interessi di persone che del calcio a Cosenza interessa poco o niente.

Non importa perciò chi sia a chiamare all'adunanza il Branco, l'importante è che sia veramente un tifoso e che tutti aderiscano, indipendentemente da chi ha chiamato, e che si resti compatti in attesa di una risposta CERTA!

Ma soprattutto che si continui a protestare.

Nel frattempo, e mi rivolgo ad alcuni organi di informazione, fatemi il piacere!

Io capisco che qualcuno pensa di dover essere riconoscente (nella trasmissione Tam Tam del Marzo 1998 si diceva di un giornalista - nominato addetto stampa - “Senza i Pagliusu eri togu”) , ma se si fa il giornalista - con tanto di testata che si dirige - l'obbligo della “giusta distanza” è fondamentale!

Ma con quale faccia si può portare avanti il nome di Pagliuso? E come fa certa gente (pochissima per fortuna) ad essere pure d'accordo?

Fate una cosa. Se siete giovani compratevi “Profondo Rossoblu”, scritto da Gabriele Carchidi.

Vi basteranno le prime 100 pagine per arrossire dalla vergogna per certe stupidaggini propagliuso.

Oppure, se avete scarsa memoria, andate a prendere un caffè con Giuseppe Milicchio, per rinfrescarvi bene tutto!

Se poi vi piace essere masochisti, fate appena possibile un viaggetto a Ferrara, e nominatelo a qualche tifoso della Spal. Prima però premunitevi con una bella assicurazione sugli infortuni!

Perché francamente è impensabile slegare quelle figure (padre e figlio) con le peggiori e mortificanti azioni che si siano mai vissute a Cosenza! Sì, anche peggio di Guarascio, che almeno non ha mai millantato di capirci di calcio.

Nel marasma generale è bene sempre mantenere il sangue freddo, e la mente lucida.

E vi basterebbe guardare la sua sconfortante comparsata fatta recentemente (ah, D'ippolito, D'ippolito!) in una tv locale per capire tutto.

Se pensate di aver visto qualche barlume di speranza, siete messi male!

Quello a cui avete assistito è stata semplicemente l'apparizione di una tragica maschera.

Un Pantalone pieno di castronerie e di insulsi vaneggiamenti, schiavo della sua megalomania e che sta vivendo la terza e definitiva fase della sua vita in perenne edulcorazione di ciò che non è stato.

E non sarà MAI!

Lasciamolo (e lasciateci) in pace, per favore!

Piuttosto, visto la recente e demenziale perdita di 800000€ (complimenti a tutti, nessuno escluso della Società!) che si faccia ulteriore pressione perché il Presidente si decida a indire questa tanto invocata conferenza con la Stampa!

E adesso, se siete ancora qui, seguitemi nella Zona Morta.

 

 

Nella Zona morta la tifoseria, ricompattata, seguendo il motto “la forza del Lupo è il Branco, ed il Branco è la forza del Lupo!”, si è unita senza sosta. Gomito a gomito, senza pensare alle questioni personali, tutte le anime che vivono in funzione del Cosenza Calcio si ritrovano uniti per protestare ed esigere che questa gestione indifferente e scellerata finisca subito!

Alla fine della monumentale protesta, il Sindaco è costretto a scendere dal suo Palazzo per discutere con loro il futuro della Società, e garantire che arriverà chi REALMENTE si dovrà prendere a cuore le sorti della Squadra e dei vessilli rossoblù. Pena altrimenti la sua irrevocabile caduta politica. Nel frattempo, tutti i negozianti si fanno promotori dell'iniziativa di Sapiens #IOBOICOTTOGUARASCIO, esponendo i cartelli in bella vista sulle loro vetrine disseminate per Corso Mazzini e dintorni.

In tutto ciò il Presidente gira solo, accerchiato da una nuvola di malumore e dissenso generale, che non può ignorare e che lo porterà ad essere solo, e sempre più portato a passare la mano.

 

 

Tenetevi stretti, e saldi. E “stringete le mani” di chi tifa VERAMENTE Cosenza come voi.

 

La notte è ancora lunga e buia, e se la si affronta insieme - da Branco- potrebbe esserci un'Alba più luminosa. Come scrisse Kipling, sempre sulla forza del Branco: Il lupo che la manterrà potrà prosperare, mentre quello che la infrangerà morirà.

 

mercoledì, 26 maggio 2021 

A firma

Sinn Féinn

LA ZONA MORTA #2

LA DIFFERENZA FRA CANI, LUPI E... JENE

 

Torna con la seconda puntata la prima delle rubriche che faranno parte del nostro blog, la Zona Morta.

 

E' già passata una settimana, eppure pare un mese.

E questo non per motivi temporali, ma per la mole di materiale che si è visto e letto. E francamente, c'è poco da salvare di tutto quello che si è “ingoiato” come tifoso preoccupato per le sorti del Cosenza Calcio.

Sembrava una scena del cartone animato Piovono polpette, dove il cibo che scendeva dal cielo gradualmente diventava sempre più cospicuo, rendendo chi lo mangiava obeso e poco propenso all'azione. Ed in effetti di polpette ne abbiamo viste scendere molte, peccato che fossero quasi tutte avvelenate.

Su questo blog si è dato ampiamente spazio all'incontro che si è tenuto a Lamezia la settimana scorsa fra Guarascio ed una delegazione di un imprenditore campano, con dovizia di dettagli e particolari che avrebbero dovuto far rizzare le antenne a chi ha intrapreso la professione giornalistica. Perché finora è stata L'UNICA VERA TRATTATIVA ( se possiamo chiamare trattativa persone sedute ad un tavolo con una parte che fa notare la mancanza di documenti per ratificare l'offerta, e l'altra che non la presenta volutamente).

E invece? E invece nulla.

Nessuno ha il coraggio di crederci, nessuno la vuole rendere pubblica, qualcuno va addirittura in tv lamentando che chi gli aveva passato la cosa era in “incognito” quindi andava bollata come fake news!

Complimenti! Ma non è il giornalista che, a fronte di una soffiata, deve verificare in prima persona l'attendibilità della stessa? Da quando in qua si rimane seduti ad aspettare che ti arrivi l'informazione confezionata? Qualcuno è andato a Lamezia per vedere DOVE E QUANDO è avvenuto l'incontro e se è avvenuto? Bastava quello solo quello in fondo, senza chiedere identità agli altri!

Come Se Woodward e Bernstein non avessero pubblicato la storia del Watergate senza pensare al fatto che, anche se gliela aveva passata una fonte attendibile, non fosse necessario e giusto verificare, cercare, e confermare quanto conoscevano da gola profonda!

Bella logica. C'è da chiedersi allora se questa proprietà sia realmente invisa a parte dell'ambiente mediatico politico, o se si stia giocando a rimpiattino aspettando che passi la bufera. Il dubbio è più che lecito.

Perché, se poi qualcuno “sente” che ci sono dei borbottii (perché di questo si tratta finora) di cordate o addirittura di grandi ritorni (per l'amor del cielo! Ancora il distruttore?), che partono i vocali di capitifoseria (si fa per dire....) e interviste, e la cosa viene resa pubblica come se fosse reale, cosa si deve pensare?

Che da una polpetta avvelenata ad un altra polpetta, la pancia del tifoso prima o poi si sazierà di una soluzione che si chiede a gran voce!

O la coscienza è a posto per qualche articolino rimesso su con maggiore veemenza dai giornalisti, dove si rimaneggia e risalta cose che già a settembre potevano essere messe nel corretto binario delle richieste?

Per non parlare dell'intervista al Sindaco, dove anche lui gioca a rimpiattino, prima giustificandosi per i suoi “poteri ridotti” (qualcuno gli tolga la kriptonite che accarezzava...) che non gli permette di fare più di tanto.

Poi che alla fine annuncia che l'ineffabile Presidente sta riflettendo - andiamo bene! Con i suoi tempi ci vediamo a Capodanno – e che eventualmente deciderà se cedere o investire (parola sconosciuta da sempre a questa Proprietà)!

 

 

Statemi dietro, e seguitemi di nuovo dentro la Zona Morta.

Siamo ad un bivio, di quelli fondamentali, non importanti, fondamentali! Perché qui ci si gioca non solo il futuro, ma anche l'identità della nostra capacità di essere tifoseria.

Ed è il caso di capirci subito. Siamo Lupi o cani? Distinzione molto importante. E non da poco.

I Lupi hanno il branco, e PENSANO AL BRANCO. I cani si accontentano dell'osso, e possono mangiare quante polpette avvelenate desiderano, anche se li può uccidere. A volte sembra quasi che la vogliano a tutti i costi quella polpetta, per cadere nel dolce sonno dell'ignoranza!

Ed il Branco, quando è unito, lo è sempre perché è parte della sua forza. Ai cani piace anche la solitudine.

E questa distinzione determinerà anche come verremo trattati in futuro, qualunque sia il nostro destino!

Un cane alla fine lo addomestichi, un Lupo no. E ci devi convivere se stai nel suo Habitat!

Quindi la pressione del Branco dovrà essere lunga, compatta, costante e irreprensibile.

Le polpette vanno sputate e lo spazio va riconquistato.

Sarà una scelta molto sofferta, perché chi pensa che queste cose si aggiustino con qualche manifesto in giro per la città o una riunione, sta fresco e vive nell'illusione!

Ci vorrà tempo, ed una costante azione che logori l'istituzione locale, che dovrà accettare la determinazione della tifoseria (Branco), anche di quelli che volevano fare i cani e si sono mescolati dentro!

Perché se finiamo da cani, ci tratteranno sempre da cani! Per sempre. Fatevene una ragione.

E la stampa? A parte i pochi che ci provano ( e che sono quelli meno seguiti e più osteggiati) i giornalisti in massa si adegueranno alla corrente che prevarrà alla fine. Gli tocca.

Del resto, sono stati apostrofati come latori di domande idiote dal Presidente senza replicare subito, non credo ambiscano anche all'infamante titolo di “ Jene del quarto potere”. E' una brutta razza pure quella.

 

venerdì, 21 maggio 2021

a firma

Sinn Fèin

 

 

La zona morta #1 :

Pensa al Cosenza

 

 

Esordisce oggi la prima delle rubriche del nostro blog, la Zona Morta, che sarà tenuta da Sinn Féin.

 

In un bellissimo saggio che lesse a degli studenti universitari, lo scrittore David Foster Wallace diceva: “La vera, fondamentale educazione a pensare che dovremmo ricevere in un luogo come questo non riguarda tanto la capacità di pensare, quanto semmai scegliere a cosa pensare.

Era un chiaro invito alle nuove generazioni a tenere presente l'educazione e l'istruzione che riceviamo e che ci forma, ma anche ad essere fedeli a quelli che si è sempre stati.

Credo che questo valga in tutto, anche nell'essere tifoso.

Perché l'istruzione di un tifoso - per quanto bizzarra - è quella che parte il primo giorno che vai allo stadio, e SCEGLI di legarti ai colori di quella squadra.

La formazione che riceverai successivamente sarà caratterizzata dalle innumerevoli partite, dai giocatori e dagli allenatori che segneranno le varie annate, dalle vittorie e dalle sconfitte, dai pomeriggi passati allo stadio, dalle eventuali trasferte, e dalle urla e dai pensieri che usciranno dalla tua gola e da quelli che ti staranno a fianco in tutto quel lunghissimo lasso di tempo.

Dai ricordi e dai sogni.

Ma, soprattutto, dall'Attenzione a quello che è successo e che succede davanti agli occhi.

Non è facile mantenere una certa distanza quando si parla della propria squadra del Cuore.

Perchè un tifoso non può e non deve mai ragionare come una persona normale.

Altrimenti non sarebbe un tifoso.

Un gol, una partita o una stagione intera saranno sempre un po' edulcorate o demonizzate nei nostri ricordi, perchè l'aspetto emotivo di quel senso di appartenenza renderanno tutto “diverso” a distanza di tempo.

 

 

Eppure, se si vuole cercare di capire cosa si è sbagliato, è necessario prestare sempre attenzione a quello che ci succede intorno. E' una scelta.

La vera e più importante riflessione che bisogna fare oggi, è quella di rivedere tutto ciò che è successo in questa disgraziata stagione 2020/21 ed associarlo con attenzione ad un particolare, o meglio una frase.

Si è pensato al Nostro Cosenza?

Provateci anche voi, mentre vi faccio scorrere una sintesi dei maggiori avvenimenti che sono accaduti quest'anno.

Una balorda intervista rilasciata dal Presidente a inizio stagione dove ancora parlava di stadio nuovo e di trattenere Rivere (che faceva seguito ad affermazioni come “io non ho sbagliato nulla”).

Un ritiro effettuato in albergo con di nuovo 8 giocatori, passato senza che ci fossero proteste.

Segue una campagna acquisti dove la squadra viene completata alla seconda di campionato. L'allenatore si dice “molto soddisfatto”, intanto si chiude il girone senza una vittoria in casa. Qualche rumore? No, tutto tace in mezzo a pochi mugugni che alcuni forti esponenti della tifoseria stanno subito attenti a spegnere tacciando di “tagliaturu” chi provava ad avanzare dubbi sulla gestione tecnica. A inizio anno l'esaltazione per un giocatore fermo per infortunio ed un altro che non segna da anni che (testuale) “SE torna quello di una volta è forte”.

Poi esce un'invenzione di minacce fatte a (guardacaso) mogli di giocatori e Occhiuzzi, poi ridotte solo ad Occhiuzzi, poi scomparse (perché non ci sono mai state), che ha come unico effetto quello di zittire temporaneamente alcuni luoghi dove le giuste critiche iniziano a far breccia fra i tifosi.

Alla fine, l'unico che minacciava veramente era il cugino dell'allenatore!

Si va avanti, la situazione degenera, ma non si muove nulla.

Quando sembra che qualcosa si voglia fare, si caccia l'allenatore, si fa saltare un allenamento, salvo poi dire che con Novellino non si chiude e si richiama Occhiuzzi.

Il tutto senza uno straccio di comunicato!

Intanto si va a fondo, sempre più a fondo, con batoste dappertutto, e dichiarazioni ripetitive e stantie come “abbiamo giocato bene a tratti” “i conti si fanno alla fine” e “la prossima dovremo giocarla da Lupi”.

 

 

E siamo ad oggi, soli, rattristati, e retocessi.

Dove andare a cercare le colpe?

Prima di tutto fra di noi.

E non è un'inutile esercizio di retorica, ma un'amara constatazione che dobbiamo accettare e da cui ripartire.

Perché i primi colpevoli siamo noi! E non abbiamo scuse.

A settembre dal Forum CosenzaUnited uscì una lettere chiara e dettagliata con richieste di risposte su alcune perplessità, a fronte di paure per quella che poteva essere il rischio che si correva nella stagione.

Risultato? Una sola pubblicazione cartacea, tanta ignoranza (sia intesa come “ignorare” che nell'essere ignoranti nel non recepire) e molta irrisione.

Perché? Perché nella tempesta ogni Porto va bene!

E' dal 2003 che la famosa frase che capeggiava sugli striscioni e sui muri della città “meglio liberi all'inferno che schiavi in Paradiso” si è trascinata, sbiadita, ammalata.

Ed ha portato quello che un tifoso non dovrebbe mai permettere.

L'accontentarsi. E l'accontentarsi ha condotto al “porto Guarascio”.

In un momento dove la paura la faceva da padrone, dove l'idea di ricominciare per l'ennesima volta - fra fallimenti divisioni, chiacchiere e illusioni - non era più sopportabile, quella scelta è sembrata la più giusta.

E non solo perché il panorama era deserto, ma anche perché gli anni passano, le generazioni cambiano (come è cambiato il calcio) e i sogni svaniscono.

Quindi perché non accettare questa scelta? Perché non smettere di protestare, contestare, pretendere, sognare?

Perché non accontentarsi? Il motivo lo stiamo scoprendo oggi.

Perché se non fai percepire a chi gestisce la Società che questi colori sono fortemente connessi con la Città, che la simbiosi è unica e si muore dietro a tutto questo, che il pubblico è sempre pronto a stare al fianco della squadra - basta che ci mettano il cuore – e che devi investire e definire pubblicamente un progetto di dove vuoi arrivare, non vieni ripagato dalla stessa moneta.

E quello che si rimprovera oggi brutalmente alla Società, soprattutto al Presidente, è anche la conseguenza di questa lacuna dovuta all'essersi accontentati.

Ho visto gente cercare di fare scudo su tutto in questi 10 anni. Ne dico giusto qualcuna per rinverdire le parole e le scuse di chi si “accontentava”. S'investe poco? Ma il bilancio è in ordine! Non investiamo su strutture e giovanili? Non si fa il passo più lungo della gamba. Non rinnoviamo i giocatori forti? Hanno rifiutato le offerte (fatte a fine stagione, MAI A STAGIONE IN CORSO).

Persino quando passi un pomeriggio sotto il sole cocente ad aspettare dopo 15 anni la prima partita in casa della Serie B – con donne, bambini e anziani - e perdi perchè il campo da calcio (!) non è pronto, ti devi sentir dire da qualcuno: “Eh, ma d'altronde non ha avuto tempo, né lui né il Comune!”

 

 

Ecco, arrivati a questo punto, è ora di iniziare a scegliere a cosa pensare. E farlo bene.

Perché se vogliamo che alcune dinamiche non si ripetano - si continuino a trascinare – si deve pensare nella maniera giusta, da Tifosi. Si deve pensare al Cosenza!

Siamo stati educati a questo, dal giorno che abbiamo scelto di sostenere questi colori.

Ho intitolato questa rubrica La Zona morta, il significato di questa scelta è duplice.

Perché la Zona morta è dove siamo finiti adesso, una “zona” del campo fra il baratro e la delusione. Ma è anche il titolo di un famoso film e romanzo, dove il protagonista scopriva dopo un incidente di poter vedere il futuro ed essere in grado di cambiarlo, se voleva.

Questa sua capacità era la Zona morta. Ecco anche noi, dopo “l'incidente” Pagliuso e Guarascio siamo in grado di cambiare il futuro. Se vogliamo. Ma dobbiamo pensare al Cosenza. Solo al Cosenza!

E questo comporta delle scelte. Il che vuol dire che non si può rimpiangere Pagliuso (che ci ha fatto fallire ben due volte! Record – si spera - che nessun altra proprietà ha mai toccato), o accontentarsi di Guarascio, ma neanche accettare tutto quello che proveranno a propinarci. Perché ci proveranno, e questo lo sappiamo già. Lo abbiamo già “visto”.

Bisogna pensare al futuro, a come lo vogliamo noi Tifosi, e trasmettere questo a chiunque deciderà di prendere le redini della Società. Dal primo giorno!

Perché se si pensa tutti alla stessa maniera, nessuno potrà provare ad accontentarsi! Nessuno riuscirà ad abbindolare i tifosi, nessuno si metterà a giustificare, anche se va al letto col nemico (tradotto: Lavora direttamente o indirettamente per la proprietà). Perché Noi pensiamo al Cosenza!

E ' una scelta, che comporterà sacrifici e sofferenze, ma che ci farà tornare ad essere Tifosi.

Adesso possiamo vedere l'epilogo di questa stagione come un fallimento, o l'inizio della nostra Zona morta per cambiare il futuro. Sta solo a noi. Ma dipende cosa scegliamo di pensare.

Ho intenzione di tenervi compagnia periodicamente in questa Zona morta.

Per vedere insieme come andranno le cose, e quante persone riuscirò a sintonizzare su questo pensiero.

Nel frattempo vi lascio con una domanda : Come volete il futuro del Cosenza Calcio?

Non c'è bisogno che rispondiate, io la so già la risposta.

Perché prima di rispondere, io ho pensato al nostro Cosenza.

 

 

sabato, 15 maggio 2021

a firma

Sinn Féin